Un giorno da diva!

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Grandissima emozione ieri sera sul palco della sala E. De Filippo a Collarmele.
C’è stata la prima presentazione ufficiale del mio romanzo, la sala era piena, la tensione era tanta e la felicità… sopra le stelle!!!
Luigi, il presentatore, è stato simpaticissimo e brillante, in una parola: perfetto!
Certo, non nego che sentirmi tutti gli occhi addosso, guardare da lì sopra una folla che sta ascoltando le mie parole, mi ha creato un certo imbarazzo (in fondo sono timidissima!!!), però i vostri sorrisi, gli auguri e gli applausi che mi avete donato sono stati la spinta per andare avanti, per superare quel “panico da palcoscenico”… Siete fantastici! Grazie di tutto.
A presto,

Claudia

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Erasmus: opportunità o perdita di tempo?

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«Ho visto che aveva fatto la domanda per quest’esperienza all’ estero, ho letto la sua lettera di motivazioni e perciò, ho deciso di prendere in mano la sua vita e stravolgerla un po’. Spero di aver fatto la cosa giusta!»

Così il professore Bassi annuncia a Vicky la sua scelta per la partenza alla volta di Bruxelles per partecipare al programma Erasmus Placement.

“Erasmus” (European Region Action Scheme for the Mobility of University Students) è un programma attivo dal 1987, deve il suo nome al teologo olandese Erasmo da Rotterdam e la maggior parte di voi saprà che il suo compito è di dare la possibilità ai giovani europei di studiare in un ateneo straniero o di effettuare un tirocinio in un paese dell’Unione per un periodo che va dai 3 ai 12 mesi. Secondo l’Eurostat nell’ anno accademico 2012/2013 sono arrivati in Italia poco meno di 20.000 studenti stranieri, mentre sono partiti circa 26.000 studenti italiani. Il dato è impressionante e sempre in aumento.

Ma la domanda mi sorge spontanea (come diceva Lubrano), fare queste esperienze all’estero serve davvero a qualcosa o si tratta semplicemente di una ”vacanza prolungata”? Mi chiedo se effettivamente le strutture che ospitano questi studenti siano in grado di offrire delle opportunità concrete. E non parlo solo di posti di lavoro, ma anche di un metodo, di un insegnamento migliore rispetto a quello delle Università di provenienza. Senza dubbio ci sono degli effetti positivi. Pensiamo alla maggiore indipendenza, a un senso di responsabilità accresciuto (forse!) , senza dubbio serve a staccare quel cordone ombelicale che ci lega a mammà.  Poi non dobbiamo tralasciare il fatto che ci permette di conoscere gente nuova, culture diverse e magari ci dà l’occasione di imparare in maniera quasi decente una lingua straniera.

E quando torniamo a casa? A parte i bei ricordi cosa ci rimane in tasca? Certo per un giovane non può esistere niente di meglio, ma quando cominci a diventare grande ti chiedi a cosa sia servito, a cosa ha portato… Forse bisognerebbe rivederne il modo, lo spirito o l’utilizzo.

Ditemi la vostra, cosa ne pensate a riguardo?

Un abbraccio, Claudia.

Photo by Paris Ottombrino (parisottombrino.jimdo.com)