LA NORMALITA’ NON VA PIU’ DI MODA.

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Normalità. Non è facile essere normali.” [Alberto Asor Rosa, L’ultimo paradosso, 1985.]

Sono passati 30 anni, ma mai come oggi questa citazione suona attuale. Normalità… che cos’è la normalità? Ogni volta che esco di casa, questa domanda torna a galla. Vedo gente di ogni genere, ma in fondo tutta uguale. Sono spaventata dal fatto che oggi la “stranezza” sia diventata normalità e, paradossalmente, il vero anticonformista è colui che non ha nulla di originale.

Immaginate la scena: è un sabato sera come tanti altri, non c’è nulla da fare, nulla da festeggiare, nulla in tv. Decido di andare a fare una passeggiata… Matita, ombretto (perché è sabato sera!), tanto rimmel e un velo di rossetto. I soliti tre quarti d’ora di fronte all’armadio spalancato, le solite lacrime perché “non ho niente da mettermi….” e la solita montagna di panni scartati e buttati a terra che dovrò raccogliere l’indomani mattina. Alla fine sono pronta con jeans, t-shirt, stivaletto (basso… tanto non devo andare da nessuna parte…) e giubbino di pelle. Alla grande!

Cammino soddisfatta e sorridente aggrappata al braccio del mio amore, ma piano piano quel sorriso è destinato a spegnersi. Davanti a me sfilano orde di extraterrestri dal cervello lobotomizzato. Gruppetti di persone acconciate in modo strano che ridono e discutono del niente. Le categorie sono varie ed elencarle tutte è un lavoro arduo se non impossibile. Si va dalle ragazzine quindicenni vestite come delle escort consumate, con la loro sigaretta in bocca e arrampicate su venti centimetri di tacco. Si passa per il gruppetto dei Veri Alternativi, con i loro camicioni di flanella (non importa se maschi o femmine), i pantaloni strappati e le Dr. Martens rosso bordeaux ai piedi. Per finire poi con quelli che forse mi fanno più tristezza: i ragazzi con il risvoltino. Radiografia: capello alla Johnny Bravo fissato con lacche e cere supercostose, maglia attillata con scollo a V dal quale fuoriesce un pettorale scolpito e rigorosamente glabro, pantalone tipo leggins che termina con il grandioso risvoltino, sneakers… tutto ovviamente griffato. Ma dato che non c’è mai limite al peggio, la versione numero due è, se possibile, più oscena di quella appena descritta: il cavallo dei pantaloni è così basso e largo da poter contenere comodamente il mio pastore abruzzese (per chi avesse qualche dubbio, si tratta si un cane di taglia grande… molto grande), la maglia è lunga davanti e ancora più lunga dietro, ma ha uno spacco laterale che arriva fino all’ascella… ci sono poi sopra catene, bracciali, collane, piercing, anelli e, per completare l’opera, un bel cappellino. Non so se mi fa più tristezza guardare i loro vestiti o la constatazione del fatto che hanno addosso più trucchi e meno peli di me!

Ma non è questo il problema… non sono gli abiti e le mode a preoccuparmi, ma i modi e i comportamenti. Oggi il disinteresse regna sovrano, viviamo una realtà in cui non solo non ci sono più valori, ma peggio, i disvalori sono diventati dei vanti. Quindi, cosa vuol dire oggi essere normali? Ditemi che c’è ancora una speranza per quelli come me…

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