http://chanceincomune.altervista.org/intervista-claudia-mattioli/

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FALLIMENTO DI UNA SORELLA MAGGIORE

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Ogni volta che qualcuno mi dà della comunista sorrido soddisfatta ed esclamo: “Sì e ne vado fiera!”. Una gioventù passata tra i continui scontri con mio padre, tra scioperi e occupazioni al liceo, tra manifestazioni e sit-in, insomma, ero lì che rivendicavo i miei diritti e intanto andavo a spasso indossando orgogliosa una maglietta del Che. E oggi? Il dramma…

Vado a riprendere il mio “piccolo” fratellino che sta tornando esausto dalla prima prova dell’esame di maturità. Ricordo ancora con terrore il mio esame, avevo perso sei chili…(lo stress porta qualche vantaggio!). Comunque, gli chiedo interessata quale traccia abbia scelto. “Ho fatto il saggio breve sul Mediterraneo”. Bellissimo! L’avrei scelto anch’io… Il Mediterraneo: atlante geopolitico d’Europa e specchio di civiltà. Si partiva dal profilo storico, come incrocio di culture, per arrivare all’aspetto socio-economico dei nostri giorni, immigrazione compresa.

Un misto fra curiosità e speranza mi spinge a chiedergli: “Beh, quindi qual è il tuo parere personale a riguardo? Cos’hai scritto, oltre alle cose prettamente scolastiche?”. Mi guarda annoiato, poi, con aria di sufficienza, mi fa: “Chiaramente che l’integrazione fra diverse culture non è una cosa né fattibile né auspicabile…” Volevo ammazzarlo con le mie mani, poi mi sono ricordata che è sangue del mio sangue e ho lasciato perdere. Ho smesso di far domande. Com’è possibile? Anni e anni di dure lotte buttati al vento, lui che è cresciuto ascoltando Fischia il vento invece della ninna nanna, oggi mi pugnala così… Dove ho sbagliato?

LA NORMALITA’ NON VA PIU’ DI MODA.

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Normalità. Non è facile essere normali.” [Alberto Asor Rosa, L’ultimo paradosso, 1985.]

Sono passati 30 anni, ma mai come oggi questa citazione suona attuale. Normalità… che cos’è la normalità? Ogni volta che esco di casa, questa domanda torna a galla. Vedo gente di ogni genere, ma in fondo tutta uguale. Sono spaventata dal fatto che oggi la “stranezza” sia diventata normalità e, paradossalmente, il vero anticonformista è colui che non ha nulla di originale.

Immaginate la scena: è un sabato sera come tanti altri, non c’è nulla da fare, nulla da festeggiare, nulla in tv. Decido di andare a fare una passeggiata… Matita, ombretto (perché è sabato sera!), tanto rimmel e un velo di rossetto. I soliti tre quarti d’ora di fronte all’armadio spalancato, le solite lacrime perché “non ho niente da mettermi….” e la solita montagna di panni scartati e buttati a terra che dovrò raccogliere l’indomani mattina. Alla fine sono pronta con jeans, t-shirt, stivaletto (basso… tanto non devo andare da nessuna parte…) e giubbino di pelle. Alla grande!

Cammino soddisfatta e sorridente aggrappata al braccio del mio amore, ma piano piano quel sorriso è destinato a spegnersi. Davanti a me sfilano orde di extraterrestri dal cervello lobotomizzato. Gruppetti di persone acconciate in modo strano che ridono e discutono del niente. Le categorie sono varie ed elencarle tutte è un lavoro arduo se non impossibile. Si va dalle ragazzine quindicenni vestite come delle escort consumate, con la loro sigaretta in bocca e arrampicate su venti centimetri di tacco. Si passa per il gruppetto dei Veri Alternativi, con i loro camicioni di flanella (non importa se maschi o femmine), i pantaloni strappati e le Dr. Martens rosso bordeaux ai piedi. Per finire poi con quelli che forse mi fanno più tristezza: i ragazzi con il risvoltino. Radiografia: capello alla Johnny Bravo fissato con lacche e cere supercostose, maglia attillata con scollo a V dal quale fuoriesce un pettorale scolpito e rigorosamente glabro, pantalone tipo leggins che termina con il grandioso risvoltino, sneakers… tutto ovviamente griffato. Ma dato che non c’è mai limite al peggio, la versione numero due è, se possibile, più oscena di quella appena descritta: il cavallo dei pantaloni è così basso e largo da poter contenere comodamente il mio pastore abruzzese (per chi avesse qualche dubbio, si tratta si un cane di taglia grande… molto grande), la maglia è lunga davanti e ancora più lunga dietro, ma ha uno spacco laterale che arriva fino all’ascella… ci sono poi sopra catene, bracciali, collane, piercing, anelli e, per completare l’opera, un bel cappellino. Non so se mi fa più tristezza guardare i loro vestiti o la constatazione del fatto che hanno addosso più trucchi e meno peli di me!

Ma non è questo il problema… non sono gli abiti e le mode a preoccuparmi, ma i modi e i comportamenti. Oggi il disinteresse regna sovrano, viviamo una realtà in cui non solo non ci sono più valori, ma peggio, i disvalori sono diventati dei vanti. Quindi, cosa vuol dire oggi essere normali? Ditemi che c’è ancora una speranza per quelli come me…

PRIMO APPUNTAMENTO. ISTRUZIONI PER L’USO

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Qualche giorno fa ero a cena con un mio carissimo amico. Si parlava del più e del meno, le solite cose: salute, lavoro e amore. Ad un certo punto della serata ha cominciato a raccontarmi un fatto accaduto ad una sua collega. Per prima cosa, la descrizione della ragazza in questione era stata impietosa: “Non è proprio una bellezza… ma questo non sarebbe nulla se almeno fosse simpatica, invece è anche arrogante e superba… odiosa!” …massacrata nel giro di un minuto.

Comunque, questa ragazza era andata dal mio amico per chiedergli un consiglio: si era innamorata di un loro collega e voleva invitarlo ad uscire. Risposta del mio amico: “Ma certo! Invitalo a prendere un aperitivo, poi gli infili la lingua in bocca ed è fatta!”. Io lo stavo guardando esterrefatta… Ma che razza di consiglio è? Come si può dire ad una donna di essere così spudoratamente sfacciata? Alle mie vivaci proteste su quanto fosse sbagliata questa strategia, seguivano le sue ragioni, sempre più convinte, della grandiosità di un approccio da tigre al primo appuntamento.

Dopo una ventina di minuti passati a discutere su quanto l’iniziativa precoce da parte della donna sia da considerarsi un azzardo (o quanto meno si cercava di capire qual è il labile confine fra un’ intraprendente e una poco di buono), il mio amico ha finito di raccontarmi gli sviluppi della storia. Dunque, la ragazza aveva invitato effettivamente il suo collega a prendere un aperitivo e lui (sorpresa sorpresa) aveva accettato. Fin qui il mio amico ci aveva preso. Subito dopo, però, è successo l’irrimediabile: la ragazza, in preda a non so quale slancio emotivo, ha cominciato a tirare in ballo i sentimenti. Gli ha detto che non lo vedeva più come un amico, che avrebbe voluto un rapporto diverso, ecc. ecc. Per tutta risposta il povero collega non solo le ha rifilato un clamoroso NO a caratteri cubitali, ma ha aggravato la situazione aggiungendo scuse tipo: “Guarda, al momento sto pensando solamente al lavoro, preferisco stare solo per fare ordine nella mia testa e [ghigliottina che scende]… sto vivendo un periodo di aridità affettiva… mi spiace!”.

Che sonoro, gigantesco, mastodontico, pachidermico due di picche‼

Insomma, la poverina ha perso qualsiasi possibilità di far breccia nel cuore del suo desiderato collega per un discorso sbagliato, per un approccio totalmente da evitare. Devo confessare che mi ha fatto un po’ di tenerezza e alla fine mi sono trovata a pensare che sarebbe bello avere un manuale con le istruzioni per l’uso per i primi appuntamenti. Ogni volta che ci piace qualcuno, non sappiamo più come comportarci, perdiamo ogni capacità di raziocinio. Ma c’è una lista di errori da evitare assolutamente! Appuntatela da qualche parte e andate a guardarla ogni volta che ne avete bisogno:

  • Mai, e dico mai, fare le sdolcinate e le sentimentali al primo appuntamento. Se non volete che il vostro uomo scappi a gambe levate come se fosse il figlio di Flash.
  • Non infilategli la lingua in bocca (quindi non date retta al mio amico!), a meno che non ve l’abbia chiesto lui espressamente. Se non volete ritrovarvi a boccheggiare come un pesce, da sole in mezzo ad una strada, mentre di lui non è rimasta neanche l’ombra.
  • Cercate il contatto fisico, sfiorategli distrattamente una mano o una gamba, ma guai a fare le panterone.
  • Niente occhi languidi e niente ammiccamenti! Di fronte alla spudoratezza vince 10 a 1 un’innocente malizia.
  • Parlate di tutto, tranne di come sarebbe bello stare per sempre insieme, o peggio, della casa che comprerete e dei bambini che avrete!
  • Vi ho detto di parlare, ma ogni tanto state zitte! Lasciate parlare anche lui, anzi siate interessate a tutto quello che vi racconta (e immagazzinate nel vostro personale hard disk da 1000 GB per eventuali futuri ricatti!).
  • Siate voi stesse… ma se siete delle pazze, nevrotiche, isteriche e psicopatiche, allora è meglio se fate finta di essere qualcun’altra! Avranno tempo i poveri maschietti per accorgersi di tutti i nostri difetti.

Come Desideravi di Respirare.

Due Minuti di Lucidità

1. La cosa più importante di tutte.
Un giorno chiesero ad un vecchio Maestro zen quale fosse la cosa più importante di tutte.  Dopo un lungo silenzio, egli rispose: “la cosa più importante di tutte è la testa di un gatto morto. Perché nessuno può dire quale prezzo abbia”. Questo aneddoto mi fa venire in mente una massima di Elias Canetti – i ricchi possono comprare ogni cosa. E poi si illudono che sia davvero tutto – ed un aforisma di Oscar Wilde: “al giorno d’oggi le persone conoscono il prezzo di ogni cosa ed il valore di nessuna”.

Il fatto è che le cose importanti non possono essere semplicemente comprate. Ma non dobbiamo pensare che siano gratuite.

Solo gli allocchi credono a chi promette grandi risultati con il minimo sforzo. “Dimagrisci mangiando mezzo limone al giorno”; “Impara a parlare perfettamente il tedesco giocando a tre sette con gli…

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Alla scoperta di Bruxelles

Buon pomeriggio amici e amiche.

Oggi vi propongo di andare a fare un giro insieme a Vicky per scoprire la magia di Bruxelles. Tuffatevi nei vicoli, lasciatevi rapire dalla bellezza della Grand Place, osservate i grandi palazzi di vetro dove si respira aria d’Europa, ma soprattutto, godetevi i simboli per eccellenza di questa meravigliosa città: birra, cioccolato e patatine!

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NOI NOVELLE CENERENTOLE DALLE CINQUANTA SFUMATURE

Qualche sera fa mi è capitato di andare al cinema con due mie amiche. Siamo entrate senza sapere cosa guardare e alla fine abbiamo optato per un grande classico: Cenerentola.

Entrando nella sala pensavo di trovare una marea di bambine, magari accompagnate dalle rispettive madri, e invece, con mia grande sorpresa, l’età media era piuttosto insolita… c’erano moltissime romantiche bambine alquanto cresciute. Più o meno le stesse bambine che, circa un mese fa, stavano guardando affascinate Cinquanta Sfumature di Grigio. Così mi sono chiesta: cosa può spingere tante ragazze, alla soglia dei trent’anni, a guardare un film così romantico, banale, irreale e “infantile”?

Siamo tanto sognatrici e illuse da pensare di poter essere delle Cenerentole del XXI secolo? Stiamo davvero cercando ancora il nostro principe azzurro? Abbiamo capito, a nostre spese, che i grandi amori esistono solo nei film e che non verrà nessun principe/benefattore a salvarci dalla misera situazione di sguattere per far venir fuori la principessa che è nascosta dentro di noi. Sappiamo bene che è difficile, se non impossibile, cambiare lo stato delle cose, eppure ancora ci crediamo. Ma cos’è che ci affascina sul serio? Immaginare un principe gentile in calzamaglia che cavalca un bel cavallo bianco è piuttosto ridicolo e noi, in fondo, siamo tutte abbastanza realiste (al limite del cinico) da capire che è meglio l’uomo rude in canottiera che guida un grosso camion, oppure un triste impiegato di banca che va a lavoro con la sua utilitaria. Almeno loro esistono davvero! Quando vogliamo sognare però andiamo al cinema e sbaviamo di fronte alla galanteria del principe o del Mister Grey della situazione, sperando che un giorno anche noi arriveremo ad avere il nostro riscatto. Beh principesse, basta con i sogni. Guardiamoci dentro: cosa vogliamo veramente? Cosa desideriamo nel profondo del nostro cuore? Non è l’amore, né il romanticismo e neanche la promessa di un amore impossibile che finalmente si realizza. La cosa che conta è una sola: il POTERE. Questi principi/Mr Grey non ci piacciono per la loro bellezza (o almeno non solo per quella), ma li adoriamo perché sono potenti. Hanno i mezzi per fare ciò che vogliono e soprattutto hanno la possibilità di renderci felici, possono esaudire ogni nostro desiderio.

Che triste realtà… siamo condannate a confondere il potere con quel nobile sentimento tanto millantato quale è l’amore e ci ritroviamo a sognare ad occhi aperti di fronte a film che dovrebbero essere romantici, ma che romantici non sono affatto. Perciò ragazze, la prossima volta, niente cinema, niente sogni… risparmiate questi soldi, sposate un bravo impiegatuccio e compratevi un bel paio di scarpe, c’è più soddisfazione e almeno queste sono reali!

Un giorno da diva!

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Grandissima emozione ieri sera sul palco della sala E. De Filippo a Collarmele.
C’è stata la prima presentazione ufficiale del mio romanzo, la sala era piena, la tensione era tanta e la felicità… sopra le stelle!!!
Luigi, il presentatore, è stato simpaticissimo e brillante, in una parola: perfetto!
Certo, non nego che sentirmi tutti gli occhi addosso, guardare da lì sopra una folla che sta ascoltando le mie parole, mi ha creato un certo imbarazzo (in fondo sono timidissima!!!), però i vostri sorrisi, gli auguri e gli applausi che mi avete donato sono stati la spinta per andare avanti, per superare quel “panico da palcoscenico”… Siete fantastici! Grazie di tutto.
A presto,

Claudia